domenica 24 febbraio 2013

Grillo vincerà e i treni saranno in orario.



Ovvero: Una visione pessimista e drammatica di quello che è. 


Beppe Grillo M5s Movimento 5 stelle


La paura è il viatico per il potere. Parole difficili e ridondanti di una retorica che però sembra non essere lontana dalla realtà. Non parlerò di una paura reale o presunta del Movimento 5 stelle, ma piuttosto mi sembra di vedere un certo piacere da parte dei sostenitori del movimento di pensare che gli altri siano terrorizzati da loro. 


La retorica del leader urlante, il dittatore immaginario lo ha definito un amico, è piena di intimidazione e paura “ Stiamo arrivano –dice e chiama la campagna elettorale teunami, evento disastroso e tragico - vi abbiamo circondati- si sente sceriffo, giudice, giuria, voce e braccio del popolo stanco e con i maroni  ridotti a frattaglie- adesso vi mandiamo a casa tutti”.

Un rituale antico, un ritorno della storia: ecco Savonarola. “Ecce Dictator” avranno pensato alcuni a guardare il vecchio comico genovese andare in escandescenza sul palco. Invettiva, urla, parolacce e sputi: ecco l’Italia che non né può più. La stessa Italia che non sopportò una vittoria mutilata ed è  proprio qui raggiungo il centro del mio discorso, il parallelismo che va fatto per amore della Repubblica.

Va così di moda Mussolini che quasi mi vien voglia di pensare che lo stronzone, un modo affettuoso e dolce per definire un dittatore, grazie alla  comunicazione abbia ottenuto il suo più grande risultato. Seppur con modi di parlare sguaiati, i motti di rivalsa di una popolazione oppressa, la noia di molti e un po’ di qualunquismo riuscì lo stesso a conquistare così tante persone che andò a Roma. Tutti si impaurirono quando videro che i suoi, le camicie nere senza stelle (l’austerità è un vezzo per vecchi) entrarono nelle città. “Arrendetevi, stiamo arrivando” tuonava il camerata stanco di una vita senza niente, con la pancia vuota e un sacco di pensieri. “Ma si cacciamoli tutti, seguiamo Lui che non è il nostro capo, ci guida, conduce – lingua nostra bastarda - il Duce”, lo avranno pensato in tanti, in troppi, fino a che tutti non la pensarono così.

“Beviamo il latte nostro, usiamo il nostro territorio, escludiamo gli altri, i negri non sono Italiani” facezie prive di fondamento che all’epoca  svegliavano il cuore di molti: il sogno del’autoarchia e dell’indipendenza energetica, un modo nuovo di parlare con il popolo con le radio e i cine giornali. Piazze e folle gremite di gente che odiava, urlava, inveiva e aggrediva chi era al potere. La rivoluzione all’italiana, noi non abbiamo decapitato i Re, ci siamo limitati ad aspettare che tutto finisse e poi abbiamo appeso il corpo del fantoccio a testa in giù in piazzale Loreto.

Un fantoccio, certo qualcuno nelle mani di un altro è un fantoccio,  un pupo si dice qui a Palermo. Un’entità, con tonalità di grigio tracciate da una mano inetta, che osserva e detta i movimenti. La democrazia,  dell’uomo grigio non ne parliamo ma sia chiaro che non c’è niente di trasparente in Casaleggio,  è fatta dalle persone.

Ci dicono, tornando a noi e chiudendo il ciclo delle strane analogie, che hanno scelto i looro rappresentanti con il voto. Una preferenza inviata con un clik, qualcuno ha fatto i conti: sembra che in molti collegi bastassero cento voti, no diciamo click il voto è una cosa seria, per essere eletti. Il voto è la persona che si presenta in un urna con un documento dello Stato e che in segreto esprime la sua preferenza. 

Servizio Pubblico ha preparato alcuni servizi sulle balle di Grillo, non dovremmo metterci a discutere su questo: mi sembra chiaro che non ci sia un vero programma. Insieme al wi-fi e agli stipendi dei parlamentari ci sono: le scuole, le università, gli ospedali, la ricerca, le strade, la polizia,  i ministeri, l’agricoltura, i rapporti internazionali, G8, G20, WTO e un sacco di infinite altre cose.

Ed oltre a questa complicata faccenda del governare che in qualche modo si risolverebbe, come si può affidare il Paese a delle persone che accettano che il loro leader dica “Chi non la pensa come me fuori dai coglioni”. Lo abbiamo già fatto con Silvio e non mi stupirò se lo faremo con Grillo. E quindi mi chiedo:  "Ma se Grillo non ha paura di cacciare le persone, di gridare alle folle urlanti di essere in guerra contro tutto. Con quelli come me e come tanti altri: Beppe Grillo che farebbe?  Stai a vedere che diventiamo di nuovo un paese in cui i treni arrivano in ritardo. 

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